Maggio 2017

Associazione fra Lesioni Endodontiche e Patologia Coronarica
Association of Endodontic Lesions with Coronary Artery Disease

Liljestrand JM, Mäntylä P, Paju S, Buhlin K, Kopra KA, Persson GR, Hernandez M, Nieminen MS, Sinisalo J, Tjäderhane L, Pussinen PJ. J Dent Res. 2016 Nov;95(12):1358-1365.

Introduzione
La lesione endodontica (EL), generalmente nota come parodontite peri-apicale, è una frequente manifestazione di infezione endodontica polimicrobica. Fra i batteri che caratterizzano il biofilm dei canali radicolari con polpa necrotica sono spesso presenti batteri del genere Porphyromonas endodontalis, anaerobi Gram negativi. Fra i batteri tipicamente patogeni dell’endodonto, soltanto P. endodontalis è capace di invadere le cellule vascolari endoteliali e muscolari lisce. Aumentati livelli di P.endodontalis subgengivale sono associati alla parodontite marginale mentre soltanto raramente tale batterio è rilevabile nel soggetto sano.

Stante che è ben documentata l’associazione fra parodontopatia e patologia cardio-vascolare (CVD), si è ipotizzato un analogo aumento del rischio di malattia arteriosa coronarica (CAD) in pazienti affetti da lesioni endodontiche.

Scopo di questo studio è esaminare le associazioni fra casi clinici con lesioni endodontiche radiograficamente evidenti (EL) e l’evoluzione della malattia delle arterie coronarie (CAD) diagnosticata angiograficamente. La presenza di P. endodontalis subgengivale, la positività della risposta anticorpale specifica e di attività LPS nel siero sono stati presi in esame quali potenziali mediatori fra queste due patologie.  

Materiali e metodi
Sono stati inclusi nello studio 508 pazienti finlandesi di entrambi i sessi, di età media 62 anni, sottoposti ad angiografia coronarica e ad un accurato esame orale clinico e radiografico. Sulla base dell’esame cardiologico i pazienti sono stati suddivisi in 4 gruppi:

  1. CAD non significativa (stenosi <50%) - 123 casi
  2. CAD stabile (stenosi ≥50%) - 184 casi
  3. ACS (sindrome coronarica acuta) - 169 casi
  4. ACS-simile senza CAD significativa - 32 casi

In base all’esame radiologico del cavo orale, eseguito con tomografia digitale panoramica, sono stati definiti 3 gruppi di pazienti, attribuendo loro un punteggio (score) da 1 a 3 combinando i dati relativi all’allargamento dello spazio peri-apicale (WPS) e alla rarefazione apicale:

Score 1: assenza di lesione endodontica (no EL) - 210 casi
Score 2: ≥1 elemento con WPS e/o 1 rarefazione apicale - 222 casi
Score 3: ≥2 elementi con rarefazione apicale - 76 casi

Sono stati eseguiti tamponi di placca subgengivale: i dati quantitativi riguardanti la P. endodontalis sono stati definiti con “checkerboard” DNA-DNA ibridazione, mentre gli anticorpi serici specifici sono stati determinati tramite ELISA.

Il limite per la significatività statistica era 0,05. Le differenze statistiche fra i gruppi sono state analizzate con i test χ2 e Kruskal-Wallis. L’associazione fra stato endodontico e stato cardiologico è stata analizzata mediante regressione logistica multinomiale, con gruppo-controllo i 123 pazienti senza significativa CAD. Tre modelli sono stati applicati per l’aggiustamento ai fattori clinici confondenti: sesso ed età (modello 1); in aggiunta fumo, diabete e indice di massa corporea (modello 2); in aggiunta perdita dell’osso alveolare e numero dei denti presenti (modello 3).

 

Risultati
Nel campione esaminato il 50.4% dei pazienti mostrava radiograficamente almeno 1 WPS (allargamento dello spazio peri-apicale) e il 22.8% almeno 1 rarefazione apicale. Più della metà (51.2%) degli elementi dentari con rarefazione apicale era stata sottoposta a terapia endodontica.

Era documentata un’associazione statisticamente significativa tra ≥1 WPS (rispetto a 0 WPS) e CAD stabile.

I pazienti con score EL più elevato (score 3: ≥2 siti con rarefazione apicale) erano significativamente associati a sindrome coronarica acuta (ACS) in tutti i livelli di aggiustamento. Gli score 2 e 3 erano anche associati ad un aumento del rischio di CAD stabile, ma soltanto con valori borderline. L’associazione con ACS era significativamente evidente nei casi di denti con rarefazione apicale non trattati, mentre nei casi con rarefazione apicale trattati endodonticamente l’associazione fra EL e CAD non era statisticamente significativa.

La presenza sub-gengivale di P. endodontalis e i livelli del titolo serico di immunoglobuline G mostravano un trend in crescita secondo lo score dei pazienti, con significatività statistica per i casi con ≥1 elemento con WPS e ≥1 rarefazione apicale.

 

Discussione
Il meccanismo che potenzialmente può connettere infezione orale e patologia cardiovascolare include la batteriemia e la setticemia, con diffusione di tossine batteriche in circolo. I risultati di questo studio supportano l’ipotesi che la terapia endodontica di denti necrotici, attraverso l’eliminazione degli agenti patogeni endodontici, possa ridurre il rischio di associazione fra EL e coronaropatia.  Lo studio evidenzia altresì che la presenza nel sangue di elevati livelli di anticorpi specifici anti-P. endodontalis è associata alla presenza di più elementi dentari con lesione endodontica evidenziata radiograficamente. Questo batterio potrebbe essere un elemento significativo nella progressione della lesione endodontica e un potenziale biomarker del biofilm patologico endodontico e parodontale.

Non è stato possibile dimostrare che sia la batteriemia derivante da questa singola specie a mediare l’associazione fra EL e CAD. Ulteriori studi sono necessari per approfondire la questione.

 

Conclusioni
I risultati dello studio supportano l’ipotesi che esista un’associazione fra lesioni endodontiche e coronaropatia stabile e in particolare sindrome coronarica acuta, a conferma del ruolo che lo stato di salute orale ha come fattore di rischio delle patologie del sistema cardiovascolare. Tale potenziale associazione è di elevato interesse considerando l’alta prevalenza delle due patologie.

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